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Università di Santo Cono

Il Comune, ma sarebbe più corretto dire l’Università di Santo Cono, nasce alla fine del Settecento in un periodo di cambiamenti e di riforme che spingevano verso l’ammodernamento dello Stato e l’uscita dalla secolare morsa feudale. Tale opera fu possibile grazie all’impegno del Marchese Ottavio Maria Trigona e Bellotti. Nato il 28 novembre del 1733, sposò Girolama Ardoino Celestri dei Principi di Polizzi, suggellando un matrimonio importante perché gli consentì di ottenere il titolo di Marchese della Floresta. Il 5 dicembre 1780, in seguito alla morte del padre, Ottavio Trigona ricevette l’investitura della baronia che comprendeva 353 salme di terra.

Nel 1782 maturò la decisione di edificare un nuovo centro abitato e nel settembre dello stesso anno chiese al Vicario Generale di Piazza, il Can. Giovanni Andrea Anselmo, un prestito di 1500 onze per la realizzazione di sessanta case utili ad accogliere i coloni che avessero deciso di trasferirsi sul feudo.

Il 12 febbraio 1785 il Viceré Domenico Caracciolo, a nome di Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, concesse l’elevazione ad Università del Regno del feudo di Santo Cono.

La Chiesa Madre

La Chiesa dedicata a Maria SS. delle Grazie, compatrona del paese insieme a San Cono, sorge nel centro storico, a fianco della grande piazza Umberto I. Essa fu costruita nel 1868 su progetto dell’architetto Lo Piano da Caltanissetta, per venire incontro alle nuove esigenze della popolazione, prima soddisfatte dalla piccola Chiesa dello Spirito Santo, che ospita la statua lignea di San Cono. Nel 1873, poi, su progetto dell’architetto Margani da Mazzarino, venne ultimato il prospetto principale con la sopraelevazione del campanile. Il prospetto, in stile neoclassico, è suddiviso in tre ordini architettonici: il primo, delineato da quattro colonne, ha un grande portale centrale con arco a tutto sesto e cimosa; il secondo, più semplice, ha una grande finestra centrale con architrave e timpano a triangolo aperto; il terzo ordine, poggiato sopra un largo fregio, presenta la cella campanaria a trifora con timpano curvo e due volute laterali. L’interno, ad unica navata con abside, mostra semplicità sia nella volta a tamburo che nelle pareti, mentre l’abside è ornato di pregevoli stucchi e bassorilievi raffiguranti scene bibliche, di Angelo Sesta da Niscemi. Il presbiterio conserva ancora l’altare maggiore di marmo policromo del 1868, sormontato da una nicchia murale con elegante statua di legno della Madonna delle Grazie, e ornato ai lati dalle statue di gesso dei SS. Pietro e Paolo. Lungo le pareti laterali, sono presenti quattro altari in marmo, uno dei quali ospita una tela ad olio raffigurante le Anime del Purgatorio del noto artista Francesco Vaccaro da Caltagirone (1808-1882).

La devozione a San Cono

Patrono del Comune è San Cono Abate, al mondo Conone Navacita, nato a Naso (ME) nel 1139. Fin da giovane sentì la vocazione alla vita consacrata e ad appena 15 anni entrò in un monastero basiliano. Il desiderio di un’esperienza più ascetica lo spinse, però, a chiedere il permesso di ritirarsi nella solitudine di una grotta. Venne richiamato a ricoprire la carica di abate durante l’assenza del superiore, accettando l’incarico per obbedienza. In questo periodo maturò il desiderio di visitare la Terra Santa lasciando il monastero per un lungo viaggio che lo avrebbe portato diversi anni lontano dalla Sicilia. Al suo rientro, avendo ereditato i cospicui beni familiari, a causa della morte dei genitori durante la sua assenza, decise di donarli ai poveri e di trascorrere il resto della vita nella solitudine di una grotta. La leggenda narra che il 28 marzo del 1236, all’ora del vespro, le campane di Naso suonarono a festa senza che alcuno le avesse toccate. La gente, accorsa alla grotta, trovò il santo monaco in ginocchio, in stato di estasi, con in mano un cartiglio che conteneva il motto: “Libera devotos et patriam a peste, fame et bello et a tirannica dominatione”.

La devozione a San Cono si diffuse in tutta la Sicilia grazie alla capillare presenza dei monasteri basiliani, soprattutto a partire dal XIV secolo, quando arrivò il primo riconoscimento pontificio. Vennero edificate varie chiese e altari e dedicati dei feudi, come accadde per il feudo di Santo Cono.

Le celebrazioni in onore del Patrono ebbero inizio già nei primi anni di vita comunale e da allora hanno sempre avuto luogo la seconda domenica di maggio. Il riconoscimento ufficiale, da parte delle autorità diocesane è però del 1808 con decreto di mons. Filippo Maria Trigona, vescovo di Siracusa.

Ad aprire i festeggiamenti e la novena è la processione della “Figura” (come viene denominata dal popolo), portata a spalla dai devoti per le vie cittadine nove giorni prima della seconda domenica di maggio. Si tratta di un olio su tela dell’artista militellese Santo Marino (1924-1991) realizzato nel 1957 grazie ai fondi raccolti degli emigranti sanconesi in Venezuela.

Il mattino del sabato che precede la festa si svolge, invece, la traslazione del fercolo dalla Chiesa dello Spirito Santo (conosciuta anche come chiesa di San Cono) alla Matrice, da dove uscirà il giorno successivo. Esistono attualmente due effigi del Patrono: la più antica venne realizzata nel 1788 dall’artista Gaspare Giudice ed è collocata, attualmente, sull’altare principale della chiesa dello Spirito Santo. La seconda, realizzata nel 1961 nel laboratorio dei Ferdinando Perathoner di Ortisei, in Val Gardena, è quella che viene portata in processione.

La domenica, nel tardo pomeriggio, si svolge la tradizionale Nisciuta (Uscita). La vara con l’effige del santo, portata a spalla dai devoti, dopo aver raccolto le offerte dei fedeli nella piazza antistante la chiesa Madre, viene condotta per le vie del paese con il suo particolare incedere fatto di repentine corse e giriuna. Non esiste un percorso prestabilito e non è prevista un’ora del rientro in chiesa, che normalmente avviene verso l’alba. Tutto dipende dalla volontà dei portatori che si alternano sotto i baiardi e dalla loro resistenza fisica. Le uniche due tappe prescritte prevedono alle 22.00 lo stazionamento in piazza, per la benedizione del parroco, ed a mezzanotte in via Mira, per i consueti fuochi d’artificio.

Una figura peculiare e caratteristica è quella del banniaturi: un membro del Comitato Festeggiamenti che staziona sulla vara e che ha il compito di gridare il nome dei fedeli che elargiscono delle donazioni e la cifra donata seguita da “Viva Diu e Santu Conu”.

Nel corso dell’anno viene festeggiato anche il Dies Natalis di San Cono, il 28 marzo, con una processione della Figura che dalla chiesa dello Spirito Santo viene portata alla chiesa Madre per una messa solenne.


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